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24/04/14

PALLINE DI OKARA E VERDURA AL FORNO - BAKED OKARA AND VEGETABLE BALLS

Da un mese, una volta alla settimana, frequento un gruppo di neo-mamme seguito da due professioniste per parlare e confrontarci su argomenti che fregano solo alle neo-mamme: cosa hai provato la prima volta che hai visto tuo figlio/a; come è stato l'arrivo a casa; come sono i rapporti con chi ti sta intorno; cosa auguri a tuo figlio/a... E poi chiacchiere libere su pianti, nonni, parenti, allattamento e ancora allattamento...

E' un bel momento, un paio d'ore che aspetto con gioia ogni settimana, perché è bello potersi guardare intorno e trovare conforto in chi ha le tue stesse paure ed emozioni, in chi ha i tuoi stessi piccoli e grandi problemi. Ci si sente meno sole, si trova sollievo, si capisce di non essere pazze e di non avere neonati strani ma solo neonati...

Da questi incontri, da tutte le parole dette, lette ed ascoltate, è nata in me una riflessione su quanto siano vicine la vita e la morte.
Detta così sembrerà una cosa assurda: la morte è qualcosa che ci spaventa, non ci vogliamo pensare, è un momento doloroso sentito e vissuto come un distacco traumatico da rimuovere e dimenticare; la vita è tutto l'opposto, anche se spesso ci dimentichiamo del suo valore e perdiamo tempo in chiacchiere vuote.

Undici anni fa è morto mio padre in un incidente stradale.
E' un argomento di cui non parlo mai, ma in questo caso, per una volta, penso sia giusto farlo perché per me la nascita di Bianca, per molti versi, mi riporta alla mente la morte di mio padre.
Perché l'arrivo di un bimbo rappresenta il ciclo della vita che ritorna, che non si ferma, ed è un miracolo.
Perché la morte, così come la vita, è ineluttabile, non si torna indietro, non c'è un tasto rewind: non potevo riavere il mio papà allora (e quanto l'avrei voluto!), così oggi non posso (e non voglio!) riavere il mio tempo e il mio spazio senza Bianca.
Perché in entrambi i casi, dopo quel giorno, è stato tutto diverso, la quotidianità stravolta, le abitudini cambiate.
Perché senza mio padre mi sono trovata all'improvviso con un vuoto grande ed incolmabile nel cuore, mentre questa volta il cuore scoppia di belle emozioni.
Soprattutto perché a 23 anni, mio malgrado, sono diventata grande per la prima volta, ho avuto la sensazione di avere nuove responsabilità e che un'epoca di cose leggere si fosse chiusa; oggi, a 34 anni, sento di aver fatto un altro gradino ancora, altre responsabilità si aggiungono, altre cose leggere se ne vanno, questa volta con consapevolezza e coscienza.
Perché questi due eventi segnano profondamente quello che sono stata, sono e sarò come nessun altro evento ha potuto fare.
La fine della vita e una nuova vita, un dolore grandissimo e la gioia più grande: è passando per questi momenti che sento di essere maturata...

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Riflessioni profonde a parte, torniamo al cibo!
In questo ultimo periodo ho cucinato qualche volta in più; il mio problema resta trovare il tempo per scrivere il post :(

Mia madre inizia ad accusare il colpo e capita che mi chieda sconsolata già alle 9 del mattino, Cosa volete per pranzo oggi?
Evidentemente è combattuta tra il volerci avere tutti a casa sua (ma è Bianca la favorita, si sa) e darmi una mano, e la fatica di pensare -e poi dover preparare- qualcosa da mangiare ogni giorno, soprattutto per Andrea, che ai suoi occhi è un uomo mai sazio (ed a volte è pure vero...).

Ecco cosa ho fatto settimana scorsa: polpettine di okara, ossia ciò che rimane dall'estrazione del latte partendo dai fagioli secchi di soia gialla (vedi questo vecchio post).


Ingredienti per circa 15 polpettine:

400 gr di okara 
250 gr di fagioli cannellini bio cotti
1 manciata di uvette
20 gr di pinoli
2 cucchiai di farina d'avena
1 cucchiaino di paprika dolce
farina di mais per la panatura
sale e pepe q.b.


Il procedimento è molto semplice.
In una ciotola capiente schiacciate i cannellini cotti con una forchetta, aggiungete l'okara e amalgamate bene il tutto.
Aggiungete poi tutti gli altri ingredienti (uvette, pinoli, farina, paprika, sale e pepe) e mescolate bene l'impasto con le mani.
Formate delle palline con le mani umide, passatele nella farina gialla, disponetele su una placca da forno e cuocete per 25 minuti a 180 gradi.

Servite con un'insalata fresca e un buon guacamole o una golosa maionese veg ;)

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